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 L’Associazione Pro Universitate Don Bosco

si ispira alla promozione del progetto educativo di San Giovanni Bosco,

come applicato nel contesto culturale, sociale e di studi dell’Università Pontificia Salesiana. 

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ComuImmigrazione(Roma, 18 novembre 2016) - Quando tratta il tema dell’immigrazione, la comunicazione ha una grande responsabilità: fornirne un’immagine corretta, rappresentativa e quanto più possibile obiettiva. Questo l’argomento della Giornata dei Curricoli 2016 della FSC, con un incontro dal titolo “Comunicazione e immigrazione” svoltosi lo scorso 15 novembre. Oltre la presenza degli studenti FSC, c'erano anche gli allievi dell'Istituto di Spiritualità della Facoltà di Teologia e dell'Istituto di Psicologia della Facoltà di Scienze dell'Educazione.

Un’importante occasione di riflessione e dibattito per permettere agli studenti di confrontarsi con i professionisti, gli ambiti e i contenuti della comunicazione attinenti al progetto educativo della Facoltà. La giornata, moderata dal prof. Tadeusz Lewicki, e ipensata su modello seminariale, si è suddivisa in due momenti della mattinata: nel primo sono intervenuti professionisti che studiano l’immigrazione e operano in maniera attiva e positiva sul campo; nel secondo alcuni ex-allievi della FSC hanno testimoniato le loro esperienze in campo giornalistico.

Alessandro Agostinelli, responsabile del Centro SPRAR, Caritas di Roma, ha elencato numeri e dati del fenomeno migratorio in Italia smentendo convinzioni e stereotipi diffusi. Il docente ha spiegato la modalità con cui avviene l’accoglienza nel nostro Paese: dalla commissione territoriale che esamina le domande d’asilo alle possibili risposte che consistono nel concedere lo status di rifugiato, beneficiare il richiedente della protezione sussidiaria, concedere l’asilo per motivi umanitari, oppure respingere la richiesta. Gabriele Beltrami, ex-allievo della Facoltà, Responsabile dell’Ufficio Comunicazione degli Scalabriniani, è intervenuto su “Immigrazione: libertà di migrare e diritto di restare”, sensibilizzando al rispetto dei diritti umani e alla libertà di movimento di chi è costretto ad abbandonare la propria Patria per cause di forza maggiore. Infine, è intervenuto Marco Binotto, del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università “La Sapienza” di Roma che ha parlato dello studio condotto su informazione e immigrazione in Italia. L’informazione troppo spesso tratta diversamente stranieri e italiani, associando i primi al concetto di “criminalità” e contribuendo così in maniera determinante ad un circolo vizioso (tra opinione pubblica, comunicazione e politica) che tende a narrare l’immigrazione come un problema.

Il secondo momento ha visto la testimonianza di giornalisti specializzati sull’immigrazione che proprio la FSC ha formato alla professione. Iman Sabbah, nata a Nazaret, lavora in Rai. Grazie alla sua cultura internazionale si occupa di “esteri” per la TV pubblica italiana. Agli studenti ha detto che “nella vita ho detto molte volte no. Lavoro da 14 anni in Rai e accettando qualche compromesso avrei potuto fare la stessa strada in molto meno tempo. Credo però che bisogna non cedere a certe pressioni, bisogna lavorare duro e farcela con le proprie capacità. È questo il valore più importante per svolgere bene il mestiere di giornalista. Un consiglio? Rimanere sempre umili e non pensare mai di essere arrivati”. Significativo anche il contributo di Naman Tarcha, giornalista siriano, anch’egli ex-allievo. Raccontando la sua esperienza a Babel Tv e come opinionista Rai, ha spiegato l’importanza di raccontare l’immigrazione partendo proprio dalle storie degli immigrati, dando loro voce per sfatare miti negativi e sensibilizzare così il pubblico. Emozionante e al tempo stesso molto istruttiva anche la testimonianza di John Mwangi Njoroge, giornalista d’inchiesta keniano, attuale studente FSC. Minacciato dalla criminalità organizzata del proprio Paese, ha continuato a lavorare credendo nell’informazione come bene comune e imprescindibile per ogni democrazia.

Nel pomeriggio sono stati proposti due lungometraggi per approfondire il rapporto tra cinema e immigrazione: Fuocoammare, di Gianfranco Rosi e The other side of immigration di Roy Germano.

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