Con il restauro a opera dell’Archivio Nazionale Cinema Impresa del Centro Sperimentale Cinematografico, riprende vita il Don Bosco di Goffredo Alessandrini, film girato dal regista nel 1935, un anno dopo la canonizzazione del Santo fondatore di salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice. La proiezione della versione restaurata avrà luogo il prossimo 11 marzo 2026 alle ore 18.00, a Roma, presso il Cinema Teatro Don Bosco di via Publio Valerio 63 (raggiungibile con la metro A – Stazione Giulio Agricola).
La proiezione sarà introdotta da una breve presentazione a cura di Mons. Dario Viganò, del prof. Renato Butera, del superiore dei Salesiani dell’Italia Centrale don Roberto Colameo e di Simone Starace, pubblicista esperto di cinema. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.
L’iniziativa si colloca all’interno del programma del festival Custodi di sogni, in cui vengono presentati gli ultimi restauri di pellicole di varie collezioni, dal cinema muto alle produzioni aziendali e militanti, fino ai film d’arte e religiosi, e per celebrare i venti anni di attività dell’Archivio Nazionale Cinema Impresa d’Ivrea. Il festival si svolge a Roma dal 9 al 15 marzo, in varie sedi disseminate nella città. Il programma permette di esplorare la ricchezza dei film storici, dei documentari d’arte e dei materiali d’archivio restaurati, offrendo una riflessione sui molteplici linguaggi, sulle esperienze e sulle narrazioni che l’Archivio custodisce e valorizza. Un’occasione unica per osservare come il cinema, attraverso il restauro e la conservazione, diventa strumento di memoria, ricerca e interpretazione del Novecento.
Diretto nel 1935 da Goffredo Alessandrini e prodotto da Riccardo Gualino per la nascente Lux Film, Don Bosco fu girato tra Torino, Chieri, il Monferrato e gli studi Fert-Microtecnica. Racconta la vita del santo piemontese ed è considerato il primo film a soggetto religioso parlato realizzato in Italia, anticipando il filone del cinema agiografico d’autore. Per realizzarlo furono impressionati 40.000 metri di pellicola, di cui 2.500 montati, con un costo superiore a 2 milioni di lire. Il film non ebbe successo commerciale, complici l’inesperienza dei protagonisti e gli interessi divergenti tra la giovane Lux Film e la Congregazione dei Salesiani. Le tracce di questa complessa gestazione produttiva, emerse durante il restauro, hanno permesso di ricostruire la versione più fedele all’originale.
Il restauro digitale del film è stato realizzato a partire da un negativo nitrato conservato presso la Sede Centrale Salesiana e adesso affidato al CSC-Archivio Nazionale Cinema Impresa, e da un positivo nitrato della Fondazione Cineteca di Bologna, integrato con un positivo nitrato del Museo Nazionale del Cinema di Torino, due negativi e un positivo in 16mm di CSC-Archivio Nazionale Cinema Impresa e da un frammento positivo nitrato conservato dal George Eastman Museum. Le lavorazioni sono state effettuate presso il laboratorio del CSC - Archivio Nazionale Cinema Impresa nel 2021.
