Formazione

Accompanying when Trauma Hits: un gruppo internazionale al servizio dei contesti più fragili

Dal 7 al 22 aprile 2026, l’UPS ha ospitato la seconda edizione del percorso formativo promosso con la Fondazione Don Bosco nel Mondo e il Don Bosco Network, che riunisce partecipanti provenienti da diversi Paesi e impegnati in contesti di particolare complessità e fragilità
  24 aprile 2026

Dal 7 al 22 aprile 2026, presso la Università Pontificia Salesiana (UPS), si è svolta la seconda edizione del percorso formativo “Accompanying when Trauma Hits”, promosso dall'UPS in collaborazione con la Fondazione Don Bosco nel Mondo e il Don Bosco Network. Un elemento particolarmente significativo di questa edizione è stato il profilo dei partecipanti: un gruppo internazionale che porta con sé storie, responsabilità e contesti di grande complessità.

I 25 partecipanti provenivano prevalentemente da Paesi dell’Africa, del Medio Oriente e di alcune aree dell’Asia, spesso segnati da conflitti armati, instabilità politica o forti fragilità sociali. Tra i Paesi rappresentati si trovavano, ad esempio, realtà come Sud Sudan, Nigeria, Siria, Libano, Tanzania, Zambia, Ucraina e altre regioni dove l’esperienza del trauma non è teorica, ma quotidiana. Il gruppo era composto in larga parte da educatori già inseriti in ruoli di responsabilità. Vi erano direttori di opere educative, coordinatori di programmi giovanili, formatori di insegnanti, responsabili pastorali e operatori impegnati nel campo del sostegno psicosociale. Alcuni erano religiosi salesiani o membri della Famiglia Salesiana, altri laici fortemente coinvolti nelle loro comunità.

Un tratto comune è emerso con chiarezza: molti partecipanti operavano direttamente a contatto con giovani segnati da esperienze di guerra, migrazione forzata, perdita o violenza. Questo ha reso il percorso formativo profondamente concreto: ogni contenuto è stato immediatamente confrontato con la realtà vissuta.

Allo stesso tempo, si percepiva nel gruppo una vocazione alla moltiplicazione. I partecipanti non sono stati chiamati solo a ricevere strumenti, ma a diventare a loro volta formatori nei propri contesti. In diversi casi, essi già accompagnavano équipe educative, animatori, catechisti o insegnanti, e vedevano in questo percorso un’opportunità per rafforzare e strutturare meglio il loro servizio.

Colpisce anche la ricchezza interculturale del gruppo: lingue, storie e sensibilità diverse si sono incontrate in un clima di ascolto reciproco. In questo senso, la formazione diventa essa stessa esperienza di comunione, dove ciascuno non è solo portatore di bisogno, ma anche di risorse e di speranza per gli altri.

In filigrana, si è intravista una realtà molto cara alla tradizione salesiana e alla visione ecclesiale contemporanea: una Chiesa che cresce attraverso relazioni, scambio e corresponsabilità. Questi partecipanti, provenienti da contesti spesso feriti, sono diventati così segno concreto di una umanità che, pur segnata dal trauma, continua a cercare e a costruire vie di vita nuova.