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Comunicazione

Comunicazione politica e giovani

La riflessione di Vittorio Sammarco, docente di Giornalismo della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale
  29 ottobre 2020

La politica sta cambiando e, di conseguenza, anche il modo di comunicarla. Con pregi e difetti. I primi: riavvicinarla alle esigenze del cittadino; è più concreta (forse troppo), con linguaggi più comprensibili e con distanze meno marcate tra eletti ed elettori. Quest’ultimo, però, per tanti è anche il primo dei difetti, accompagnato da rissosità, vacuità dei leader, delegittimazione delle istituzioni e sfiducia nelle competenze e nella autorevolezza (ricordate “uno vale uno”, a prescindere?).

Ecco, di fronte a questo quadro a rapide pennellate, i giovani come stanno messi? La vulgata popolare pensa che siano completamente distratti (come dire, in tutt’altre faccende affaccendati…); e che siano delusi e disinteressati allo stesso tempo. Refrain abusato e, parzialmente, errato. Perché i giovani (ma quale fascia di età comprende?), diciamo quelli tra i 14 (scuola superiore) e i 30, quando si dovrebbe avere in tasca un titolo di studio o un lavoro (molto, molto difficile l’ultimo), in milioni sono impegnati, invece, (numeri opinabili, ma corposi in tutte le ricerche) in attività di volontariato e di associazionismo civico che, se non proprio definibili come politica in senso stretto, sono legati a questa per prospettive e finalità di fondo, etica della condivisione e della responsabilità, progettualità e soprattutto generative di interessi collettivi. È prepolitica, bene, ma sempre utile.

Ma sono “delusi dalla democrazia”? Sorpresa! In un recente indagine dell’Ipsos sui corpi intermedi, presentata al Cnel a ottobre, si propende per il “no”. Alla domanda se si è d’accordo con questa affermazione: “La democrazia ormai funziona male, è ora di cercare un modo diverso/migliore per governare l’Italia”, studenti (e laureati) si mostrano meno d’accordo di tutti gli altri. Quindi sì, la cultura, ma anche l’età, mentre tra i più d’accordo si trovano quelli della fascia 31/50 anni.

Allora si può smentire il mito di come i giovani oggi si approcciano alla politica? Forse, è un impegno duro: ma chi educa, governa, informa, gestisce deve capire che linguaggi, dinamiche, strategie per avvicinare i giovani alla politica non possono essere le stesse di un tempo. Servono, e non ci si turbi, anche la mediazione di figure pulite, leggere, disinteressate, empatiche e simpatiche, che recenti format popolari utilizzati spesso dai new media, hanno visto premiati e vincenti. A patto che il loro impegno sia il punto di partenza e non di arrivo, di un percorso. E, inoltre, a patto di fare una grande profonda differenza, che un maestro di eccellenza come Aldo Moro individuava con chiarezza. Ricorda un suo insegnamento l’allievo Luciano Violante: “mi disse che bisogna distinguere tra semplificare e banalizzare. Chi semplifica toglie consapevolmente il superfluo, chi banalizza toglie inconsapevolmente l’essenziale”. Sembra facile, ma non lo è…

Vittorio Sammarco

Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale