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Salesianum

In sintonia con la missione salesiana, l’Università pubblica la rivista SALESIANUM edita dall’Editrice LAS. Il periodico trimestrale (SIed) è un’espressione scientifica dell’Università Pontificia Salesiana. Pubblica contributi che sono frutto del lavoro di ricerca e di docenza dei professori dell’Università Pontificia Salesiana nel campo delle scienze teologiche, canonistiche, filosofiche, pedagogiche e delle lettere cristiane e classiche.

Gli articoli sono suddivisi in quattro sezioni:

Studia: nei settori specifici della Teologia, Filosofia, Diritto canonico e civile, Lettere cristiane e classiche, Scienze dell’Educazione e Scienze della Comunicazione.

Commentaria: rassegne bibliografiche, documentazione, dibattiti, cronache di congressi, pubblicazioni importanti, argomenti di attuali.

Recensiones: nei settori di particolare interesse delle Facoltà e Istituti.

Opera accepta: libri ricevuti per recensioni o segnalazioni.

Direzione e Redazione

Annus LXXXII - N. 1
IANUARIUS - MARTIUS 2020

Indice

  • Guido BENZI
    The “Birth of the Son” in Is 6,1-9,6. From Metaphor to Figure
    Partendo dall’idea di metafora cognitiva e coniugando tale concetto all’esegesi delle figure delineata dal biblista francese P. Beauchamp, viene affrontata una metafora/figura tra le più conosciute della letteratura profetica: la metafora della nascita del figlio nel cosiddetto “Libro dell’Emmanuele” (Is 6,1-9,6). L’articolo analizza i tre principali passaggi in cui questa metafora appare (Is 7,14-16; 8,1-3; 9,5) cercando  di delineare come il tema del “figlio” funga da attrazione per altre tematiche di carattere metaforico (il “segno”; il concepimento e la nascita; l’imposizione del nome; la crescita del bambino). Questa rete di metafore costituisce non solo un elemento interpretativo dei singoli passaggi, ma mostra come all’interno del “Libro dell’Emmanuele” si sviluppi una dinamica figurale, capace di delineare maggiormente gli aspetti compositivi ed interpretativi di Is 6,1-9,6.
    Starting from the notion of the cognitive metaphor and conjugating this concept to the exegesis of the figures outlined by the French scholar P. Beauchamp, the article deals with a metaphor / figure among the best known of the prophetic literature: the metaphor of the birth of the child in the so-called “Book of Emmanuel” (Is 6,1-9,6). The article analyses the three main passages in which this metaphor appears (Is 7,14-16; 8,1-3; 9,5) and tries to outline how the term “child” connects with other terms of a metaphorical character (the “sign”; the conception and birth; the giving of the name; the growth of the child). This network of metaphors constitutes not only an interpretative element of the individual passages, but shows how a figurative dynamic develops within the “Book of Emmanuel”, that can delineate more effectively the compositional and interpretative aspects of Is 6,1-9,6.
  • Maurizio MARIN
    Il mito della giustizia nel Protagora di Platone
    Nel Protagora di Platone la giustizia è espressa tramite un mito. Il mito è una modalità comunicativa molto usata dai Sofisti. Platone crea il mito filosofico intrecciando la narrazione mitologica con l’argomentazione dialettica. Protagora racconta il mito di Prometeo sull’origine dell’umanità e presenta la giustizia come un dono di Zeus. Socrate dimostra che la fondazione mitologica è insufficiente per comprendere il valore della giustizia.
    In Plato’s Protagora, justice is expressed through a myth. The myth is a communicative modality widely used by the Sophists. Plato creates the philosophical myth by interweaving the mythological narrative with the dialectical argument. Protagoras tells the myth of Prometheus about the origin of humanity and presents justice as a gift from Zeus. Socrates shows that the mythological foundation is insufficient to understand the value of justice.
  • Terence Mc GOLDRICK
    Francis de Sales and the Jews
    I primi umanisti moderni hanno avuto un interesse rinnovato per i commenti giudaici e in genere vissero in pace ed armonia con gli ebrei, in un’era di violenti cambiamenti causati dall’assolutismo religioso. San Francesco di Sales si colloca a cavallo tra le vecchie e le nuove interpretazioni teologiche sugli ebrei, accetta ancora il loro status di emarginati, ma sottolinea la misericordia giustificante di Dio come la giusta interpretazione di san Paolo. Da umanista cristiano, conosce bene il midrash rabbinico ed è famigliare con l’ebraico. Questo articolo ripercorre la complicata storia teologica che riguarda gli ebrei per mostrare il suo contributo specifico. San Francesco di Sales rappresenta la tradizione francescana, alla quale aggiunge un approccio teologico mistico che apre ad una nuova accettazione. Il suo pensiero si evolve nel corso della vita per diventare non solo tollerante, ma tale da vedere una parentela con gli ebrei che meritano ugualmente l’amore di Dio, pur mantenendosi nella teologia tradizionale del superamento e della sostituzione (supersessionism) che la ricerca accademica odierna considererà insostenibile. La luce che la sua teologia mistica getta sul modo in cui il cristianesimo dovrebbe comprendere gli ebrei, si dice in questo articolo, può contribuire ai recenti progressi e alla nostra eredità comune come figli di Abramo nel condividere la vocazione a dare testimonianza del sacro in un mondo che diventa sempre più secolarizzato.
    The Early Modern humanists took a new interest in Judaic commentaries and lived mostly in harmony with the Jews in an era of violent change stirred by religious absolutism. Francis de Sales straddles the old and new theological interpretations of the Jews, still accepting their marginalized status, but emphasizing the justifying mercy of God as the correct interpretation of St. Paul. As a Christian humanist he is conversant in the rabbinic midrash and familiar with Hebrew. This article traces the complicated theological history surrounding the Jews to show his contribution. Francis de Sales represents the Franciscan tradition, adding a mystical theology that allows a new acceptance. His thought evolves over his lifetime to become not merely tolerant, but seeing a kinship with the Jews who are equally deserving of God’s love, while still holding to the traditional supersessionism that recent scholarship will consider untenable. The light that his mystical theology sheds upon the way Christianity should understand the Jews, this article argues, can contribute to the recent gains and our common heritage as sons and daughters of Abraham and shared vocation to be a witness of the sacred in a more and more secularized world.
  • Morand WIRTH
    San Francesco di Sales e la spiritualità dei “Tabernacoli viventi” in Vera Grita
    Dal 1967 al 1969, in piena crisi postconciliare, la cooperatrice salesiana Vera Grita ha ricevuto numerosi messaggi da una “Voce”, da lei identificata come quella di Gesù Eucaristia. La sua missione era di diventare un “tabernacolo vivente” e di promuovere, con l’aiuto dei sacerdoti, prima di tutti i salesiani, l’Opera dei “Tabernacoli Viventi”. Gesù vuol uscire dai tabernacoli di pietra delle chiese per andare in tutti i luoghi della terra. Un tabernacolo vivente è un cristiano che porta Gesù «con sé, in sé, e su di sé» per visitare così tutta l’umanità. L’esperienza vissuta da Vera Grita fa seguito a quella di s. Margherita Alacoque e di altre anime della corrente spirituale salesiana. Perciò un confronto tra s. Francesco di Sales e questa particolare spiritualità ci è parso possibile e giustificato.
    From 1967 to 1969, during the postconciliary crisis, the salesian cooperator Vera Grita received many messages from a “Voice”, that she identified as the voice of the Eucharistic Jesus. Her mission was to be a “living tabernacle” and to promote, with the help of the priests, first of all salesian priests, the Work of the “Living Tabernacles”. Jesus wants to go out from the stone tabernacles of the churches in order to be able to visit every part of the world. A living tabernacle is a christian who has Jesus “with him, in him, and on him” in order to bring Him to all. The spiritual experience of Vera Grita is in line with that of st. Margaret Alacoque and others from the salesian tradition. Therefore it seemed possible and justified to try to do a confrontation between st. Francis de Sales and this particular spirituality.
  • Juan José BARTOLOMÉ
    Rencontrar la Verdad en tiempo de posverdades. Un servicio urgente de la pastoral juvenil hoy
    El descrédito de la verdad, su disimulada distorsión o su patente manipulación, la desinformación y las medias verdades, configuran y definen nuestra época. Vivimos, en una cultura en la que emociones y creencias cuentan más que hechos y realidad. Este es el mundo habitado por los jóvenes hoy. Una verdad que se busca y encuentra personalmente no es ni objetivamente demostrable ni puede apoyarse con argumentos de razón; ha de ser tema de experimentación y móvil para el anuncio. El Dios bíblico no se nos ha entregado en doctrinas, sino en una persona histórica; su único rosto visible ha sido su Hijo, Jesús de Nazaret. Narrar el propio encuentro con Cristo, «Camino, Verdad y Vida» (Jn 14,6) es el camino más fiable y eficaz de evangelización. La Iglesia se presentaría a los jóvenes creíble y útil, siempre que ejerciera con valentía y sin desmayo la diaconía de la verdad.
    The discrediting of the truth, its disguised distortion or its patent manipulation, misinformation and half-truths, configure and define our times. We live in a culture in which emotions and beliefs count more than facts and reality. This is the world inhabited by young people today. A truth that is sought and found personally is neither objectively demonstrable nor can it be supported by arguments of reason; It must be a subject of experimentation and mobile for the announcement. The biblical God has not been given to us in doctrines, but in a historical person; his visible face has been his Son, Jesus of Nazareth. Narrating one’s encounter with Christ, ‘Way, Truth and Life’ (John 14,6) is the only reliable and most effective way of evangelization. A Church would be credible and useful to young people credible and useful, if provides them with courage the ‘diakonia of truth’.
  • Jose KURUVACHIRA
    Hindutva Ideology and Its Impact on Contemporary Indian Youth
    Da quattro decenni il pluralismo culturale e religioso indiano è minacciato seriamente dal cosiddetto nazionalismo culturale indù (Hindutva) che sostiene attivamente la pericolosa ideologia di una razza, una nazione, una cultura, una lingua e una religione, tutta indù per l’India. I protagonisti di quest’ideologia indottrinano i giovani attraverso un sistema educativo ristretto e fanatico e un uso astuto dei mass media e delle comunicazioni sociali. I giovani, così sottoposti al lavaggio del cervello, diventano, a loro volta, fanatici propagandisti del nazionalismo pseudo-culturale, come è evidente dall’aumento della violenza e del crimine tra i giovani in nome della religione. Ma esiste anche una minoranza di giovani che pensano bene, che sfidano coraggiosamente l’ideologia falsa e separatista dell’Hindutva. Per contrastare l’attuale tendenza all’aumento del fondamentalismo religioso, al fanatismo, alla violenza e all’intolleranza tra i giovani in nome della religione, è necessario presentare modelli di comportamento corretti, che possono essere trovati nella stessa cultura indiana in grandi personalità come, l’imperatore Asoka (buddista), Akbar il Grande (musulmano), Mahatma Gandhi (indù), Madre Teresa (cristiana) e Abdul Kalam (11° Presidente Indiano soprannominato “ex-sognatore”). L’India avrà anche bisogno di un sistema educativo nuovo con un ethos dei mass media più oggettivo che sostenga positivamente il pluralismo culturale e religioso dell’India, la tolleranza delle differenze, il rispetto del motto nazionale satyameva jayate (“solo la verità trionferà”) e della non violenza (ahimsa), e l’insegnamento corretto di tutte le religioni indiane, al fine di formare una nuova generazione di giovani che vivano con questi valori e diventino i loro sostenitori proattivi.
    Since four decades India’s cultural and religious pluralism is being seriously threatened by Hindu cultural nationalism (Hindutva), which actively endorses the dangerous ideology of one race, one nation, one culture, one language and one religion for India. The protagonists of the ideology indoctrinate the young through a narrow-minded and fanatical educational system, and an astute use of mass media and social communications. The young people, thus brainwashed, in turn become foot-soldiers and propagandists of the pseudo-cultural nationalism, as is evident from the phenomenal rise of violence and crime among the young in the name of religion. But there is also a micro minority of right thinking young people who courageously challenge the false and divisive ideology. In order to counteract the present trend of rising religious fundamentalism, fanaticism, violence and intolerance among the young in the name of religion, there is need to present right role models to them, and they can be found in Indian culture itself in such great personalities as, the emperor Asoka (Buddhist), Akbar the Great (Muslim), Mahatma Gandhi (Hindu), Mother Teresa (Christian), and Abdul Kalam (the former visionary Indian president). India will also need a new educational system and a more objective media ethos that will positively advocate cultural and religious pluralism, tolerance of differences, respect for the national motto satyameva jayate (“truth alone triumphs”), and non-violence (ahimsa), and the key virtue of Indian religions, in order to form a new generation of young people who will live by these values and become their proactive advocates.