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Salesianum

In sintonia con la missione salesiana, l’Università pubblica la rivista SALESIANUM edita dall’Editrice LAS. Il periodico trimestrale (SIed) è un’espressione scientifica dell’Università Pontificia Salesiana. Pubblica contributi che sono frutto del lavoro di ricerca e di docenza dei professori dell’Università Pontificia Salesiana nel campo delle scienze teologiche, canonistiche, filosofiche, pedagogiche e delle lettere cristiane e classiche.

Gli articoli sono suddivisi in quattro sezioni:

Studia: nei settori specifici della Teologia, Filosofia, Diritto canonico e civile, Lettere cristiane e classiche, Scienze dell’Educazione e Scienze della Comunicazione.

Commentaria: rassegne bibliografiche, documentazione, dibattiti, cronache di congressi, pubblicazioni importanti, argomenti di attuali.

Recensiones: nei settori di particolare interesse delle Facoltà e Istituti.

Opera accepta: libri ricevuti per recensioni o segnalazioni.

Annus LXXXIII - N. 1
IANUARIUS - MARTIUS 2021

  • Nicoletta Gandolfo
    Un Dio giusto e amorevole. Una rilettura di Am 7,1-9 e Am 8,1-3
    Spesso i lettori sono stupiti dalle storie bibliche per molti motivi. Questo è ciò che avviene leggendo Am 7,1-9 e Am 8,1-3, da cui ad esempio non emerge chiaramente la struttura e il significato reale della narrazione. Questo articolo consta di tre parti. Nella prima è esposto lo status quaestionis della ricerca su Am 7,1-9 e Am 8,1-3. Nella seconda è illustrata la metodologia, la delimitazione e la struttura del testo. Nella terza è proposta l’esegesi del testo in una prospettiva teologica con una particolare attenzione alla fedeltà e alla grazia di YHWH per il suo popolo. In conclusione, è pre- sentata una sintesi dei principali punti raggiunti attraverso l’analisi dei testi.
    Am 7,1-9 and Am 8,1-3 in which the structure and the real meaning of the narration are not immediately evident. This article consists of three parts. The first part offers the status quaestionis of the research on Am 7,1-9 and Am 8,1-3; the second illustrates the method used, the delimitation and the structure of the text; and the third proposes a theological exegesis of the text with particular attention to the fidelity and the grace of God toward his people. The conclusion makes a synthesis of the main points of the text’s analysis.
  • Marco Panero
    «Primum quod tunc homini cogitandum occurrit, est deliberare de seipso» (STh I-II, 89,6). Il ruolo del fine ultimo nel sorgere e nell’organizzazione della vita morale
    A partire da una questione tipicamente scolastica e apparentemente di scarso interesse – se il peccato veniale possa sussistere in una persona che ha soltanto quello originale – il testo di STh I-II, 89,6 traccia una mappa orientativa per la vita morale del fanciullo che giunge all’età della discrezione.
    Lo studio ripercorre in dettaglio l’insegnamento di I-II, 89,6 e ne incalza le problematiche soggiacenti, misurandosi con i più autorevoli commenti della tradizione tomista, per indagare come il riconoscimento obbediente di un ordine morale (finis debitus) appelli di fatto ad una comprensione inclusiva dell’esistenza umana (finis ultimus), in cui l’attitudine manifestata dal soggetto verso il bene morale veicola im
    Starting from a question typically scholastic and apparently of little interest – whether venial sin can exist in a person who has only the original one – the text of STh I-II, 89,6 draws an orientation chart for the moral life of the child who reaches the age of discretion. The study traces in detail the teaching of I-II, 89,6 and pursues its underlying problems, assessing itself with the most authoritative comments of the Thomistic tradition, to investigate how the obedient recognition of a moral order (finis debitus) actually calls for an inclusive understanding of human existence (finis ultimus), in which the attitude manifested by the subject towards moral good implicitly conveys the same towards God himself. However, the properly religious maturation of the moral subject still requires a certain explicit knowledge of God, known to him by way of natural faith.
  • Marco Bella
    Spunti pedagogici demariani e possibili nuovi confronti
    L’analisi di alcuni spunti pedagogici impliciti nel pensiero di Tommaso Demaria apre alla possibilità di un confronto con due noti filosofi statunitensi, John Dewey (1859-1952) e Richard McKay Rorty (1931-2007). Sebbene i punti di partenza di questi autori segnino una notevole distanza con Demaria, è tuttavia possibile leggere alcuni passaggi demariani attraverso lo sguardo laico di un pensatore antimetafisico come Rorty e attraverso alcuni spunti deweyani da lui riproposti, in particolare l’idea della filosofia come edificazione. In una prospettiva contemporanea, lontana dai molti fraintendimenti che caratterizzarono la vita intellettuale di Demaria e dello stesso Rorty, vi sono alcune convergenze da valorizzare in un’ottica comune che riguarda prevalentemente l’estensione globale della solidarietà – e le sue profonde implicazioni pedagogiche – cui aspiravano, con vocabolari diversi, tanto Demaria quanto Rorty.
    The analysis of some pedagogical insights implied in Tommaso Demaria’s work opens up the possibility of a comparison with two well-known American philosophers, John Dewey (1859-1952) and Richard McKay Rorty (1931-2007). Even though these authors’ starting points already mark a significant distance from Demaria, it is nonetheless possible to read some of Demaria’s passages through the secular perspective of an anti-metaphysical thinker like Rorty and his recovery of Dewey’s notion of philosophy as edification. From a contemporary viewpoint, far from the misunderstandings that characterized both Demaria’s and Rorty’s intellectual life, there are some convergences to exploit. A common aspect mainly concerns the global extension of solidarity – with its profound pedagogical implications – to which both Demaria and Rorty aspired with different vocabularies.
  • Franc Maršič
    Sinodalità missionaria e pensiero di san Giovanni Bosco
    Il Concilio Vaticano II ha sottolineato, oltre l’aspetto giuridico gerarchico, la dimensione comunitaria e teologica della Chiesa, popolo di Dio. La spiritualità s’impegna a riconquistare l’unità profonda tra cognitivo e affettivo. Questo impegno, espresso anche come la “sinodalità missionaria” vuole superare l’imperialismo culturale. Ogni impegno umano – anche apostolico – include il rischio dell’incontro. I giovani come “outsider” sono intesi come la potenzialità dipendente. La Chiesa come la realtà teologica – i giovani sono la parte costitutiva di essa – partecipa alla missione salvifica per mezzo di tutti i suoi membri, i quali sono consapevoli e corresponsabili della missione salvifica di Colui che è il Capo del corpo mistico della Chiesa.
    The second Vatican Council emphasized besides the juridical hierarchy, the communitarian and theological dimension of the Church, the people of God. Spirituality is committed to retrieve the profound unity between cognitive and affective components. This task, expressed also as “missionary synodality”, desires to overcome cultural imperialism. Every human undertaking – even apostolic – includes the risk of encounter. A youngster (as outsider) is seen as a potential dependent. The Church as theological reality (in which youngsters also play an integral role) participates in the salvific mission through its members who are aware and jointly responsible for it. This salvific mission is of the One who is the head of the body, the Church.
  • Marcello Scarpa
    «La pastorale giovanile non può che essere sinodale» (CV 206). Dal Sinodo dei Vescovi sui giovani ai processi sinodali con i giovani
    Nell’articolo si riprende il n. 206 dell’esortazione postsinodale Christus Vivit per evidenziare alcuni elementi del pensiero di papa Francesco che hanno rilanciato il tema della sinodalità in ambito pastorale. Per il pontefice, infatti, la sinodalità è al cuore dell’opera di rinnovamento della Chiesa; lo attestano il coinvolgimento di alcuni nuclei familiari nei due Sinodi sulla Famiglia (2014 e 2015) e il suo discorso tenuto il 17 ottobre 2015 nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze in occasione del 50° anniversario d’istituzione del Sinodo dei Vescovi, in cui ha affermato che «Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».
    La riflessione si snoda secondo tre punti: dapprima si colloca la sinodalità all’interno del magistero ecclesiale del postconcilio, poi si chiarisce come il recente Sinodo sui giovani possa intendersi come un evento generativo per la pastorale giovanile in termini di sinodalità; infine, si esplicita il contributo che le nuove generazioni possono offrire per l’edificazione di una pastorale giovanile dal volto sinodale, ovvero più inclusiva, relazionale e corresponsabile.
    This article takes up n. 206 of the Post-synodal Exhortation Christus Vivit to highlight some elements of Pope Francis’ thought that have relaunched the theme of synodality in today’s pastoral context. For the Pope, in fact, synodality is at the heart of the Church’s renewal. This is attested by the involvement of some families in the two Synods on the Family (2014 and 2015) and the speech held on 17 October 2015 in the Cathedral of Santa Maria del Fiore in Florence on the occasion of the 50th anniversary of the establishment of the Synod of Bishops, in which he affirmed, «The path of synodality is the path that God expects from the Church of the third millennium».
    The reflection unfolds in three points: firstly, the concept of synodality is placed within the post-conciliar magisterium of the Church; then, it clarifies how the recent Synod on young people can be understood as a generative event for youth ministry in terms of synodality; finally, it makes explicit the contribution that the new generations can offer for the building of a youth ministry with a synodal face, that is more inclusive, relational and co-responsible.