Scienze dell'Educazione

“Di legno e di carne”: Pinocchio tra educazione, fede e metamorfosi

Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, la FSE dedica a Le avventure di Pinocchio due appuntamenti interdisciplinari e una mostra di libri e documenti. Al centro, anche una pagina poco conosciuta: il ruolo dei Salesiani nella rilettura del burattino di Collodi in ambito cattolico
  4 agosto 2026

Un pezzo di legno che prende vita, diventa burattino, attraversa errori, fughe, inganni e trasformazioni, fino a diventare finalmente un bambino. A quasi centocinquant’anni dalla sua prima apparizione, Pinocchio continua a interrogare lettori, educatori, studiosi e artisti, attraversando generazioni, culture e linguaggi.

Nel bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini, detto Collodi (1826-1890), l’Università Pontificia Salesiana dedica al suo personaggio più celebre l’iniziativa “Di legno e di carne. Le avventure di Pinocchio nel bicentenario di Carlo Collodi”, articolata in seminari interdisciplinari e una mostra di libri e documenti. Due gli appuntamenti: mercoledì 28 ottobre 2026, dalle 12.00 alle 13.00, presso la Biblioteca universitaria Don Bosco, e martedì 3 novembre 2026, dalle 15.00 alle 18.00, nella Sala Juan Vecchi.

L’occasione è particolarmente significativa: il 24 novembre 2026 ricorreranno infatti duecento anni dalla nascita di Collodi, autore di quella che è divenuta una delle opere per l’infanzia più conosciute al mondo. Tradotto in oltre 260 lingue e continuamente reinterpretato attraverso il teatro, il cinema e la televisione, Le avventure di Pinocchio ha ormai superato i confini della letteratura per ragazzi, entrando nell’immaginario universale.

Pinocchio, la storia di una trasformazione

Il titolo scelto per l’iniziativa, “Di legno e di carne”, richiama immediatamente il cuore del racconto collodiano: la metamorfosi. Pinocchio nasce dalla materia più elementare, un pezzo di legno, e la sua vicenda è segnata da trasformazioni continue. Diventa burattino, sperimenta la condizione animale trasformandosi in ciuco e soltanto alla fine del suo percorso diventa un “ragazzo perbene”.

Una struttura narrativa che consente di mettere il capolavoro di Collodi in dialogo con alcuni dei grandi racconti di metamorfosi del mondo antico - da Ovidio ad Apuleio - ma soprattutto di interrogarsi sul significato educativo e antropologico di questa trasformazione: che cosa significa diventare pienamente umani?

Il viaggio di Pinocchio può così essere letto come una storia di crescita, responsabilità, libertà e umanizzazione. Il burattino sbaglia, disobbedisce, fugge, viene ingannato e a sua volta mente; ma impara attraverso le conseguenze delle proprie scelte, gli incontri e le relazioni. Dietro l’apparente semplicità di un racconto per ragazzi emerge così una vera e propria avventura dell’educazione.

Pinocchio e il mondo cattolico: una storia da riscoprire

Il seminario intende però approfondire anche un aspetto meno conosciuto della fortuna di Pinocchio.

Per molto tempo una parte del mondo cattolico guardò infatti con una certa diffidenza al burattino di Collodi. Al personaggio veniva contestata soprattutto l’assenza di un esplicito sentimento religioso, mentre la narrativa destinata ai più giovani tendeva a privilegiare modelli edificanti, evitando o guardando con sospetto la rappresentazione di traviamenti, marachelle, inganni e disobbedienze.

Una svolta importante si registra negli anni Quaranta del Novecento. Nel 1942 Piero Bargellini propose una lettura destinata a diventare celebre: la prima parte delle Avventure rappresenterebbe il ciclo della perdizione, la seconda quello della redenzione. Pinocchio, quasi “cattolico a sua insaputa”, potrebbe quindi essere interpretato attraverso la parabola evangelica del figliol prodigo.

L’iniziativa dell’Università Pontificia Salesiana vuole tuttavia portare alla luce una prospettiva ancora precedente e particolarmente interessante: lo “sdoganamento” di Pinocchio nel mondo cattolico sarebbe iniziato prima di Bargellini e degli anni Quaranta proprio grazie ai Salesiani, attraverso l’attività editoriale e, in particolare, le proposte del Teatrino salesiano.

Una pagina che permette di intrecciare la storia della fortuna dell’opera di Collodi con la tradizione educativa salesiana e con quella capacità, profondamente legata all’esperienza di Don Bosco, di utilizzare narrazione, teatro e linguaggi popolari come strumenti educativi.

Il primo appuntamento: Pinocchio, il teatro salesiano e il mondo antico

Il primo incontro si terrà mercoledì 28 ottobre, dalle ore 12.00 alle 13.00, presso la Biblioteca universitaria Don Bosco.

Dopo il saluto di Paolo Zini, Prefetto della Biblioteca, Tadeusz Lewicki, professore emerito di Storia del teatro dell’Università Pontificia Salesiana, approfondirà il tema “Collodi e Pinocchio nel Teatrino salesiano”.

A seguire, Roberto Fusco, professore della Facoltà di Lettere cristiane e classiche dell’UPS, proporrà un viaggio nelle “Metamorfosi nel mondo antico. Ovidio, Antonino Liberale, Apuleio”, mettendo così l’esperienza trasformativa del burattino in dialogo con una delle grandi categorie narrative e antropologiche della cultura classica.

La mattinata sarà arricchita dall’inaugurazione, al piano terra della Biblioteca, della mostra “Pinocchio da sfogliare. Libri e documenti sul burattino di Collodi”, con visita guidata a cura di Marcello Sardelli, Raffaella Stirati e Maria Grazia Urbinelli.

Una lezione aperta tra pedagogia, Bibbia, catechesi e cinema

Il secondo momento, martedì 3 novembre dalle ore 15.00 alle 18.00 nella Sala Juan Vecchi, assumerà la forma di una vera e propria lezione aperta interdisciplinare.

Dopo l’introduzione di Antonio Dellagiulia, Decano della Facoltà di Scienze dell’Educazione, interverrà Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi.

Sarà quindi Daniela Marcheschi, Presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini e docente presso la Universidade Aberta di Lisbona, ad affrontare il rapporto tra Collodi e la formazione della persona nell'intervento “Com’ero buffo quando ero un burattino. Carlo Collodi e l’avventura dell’educazione”.

La dimensione pedagogica sarà ulteriormente sviluppata da Franco Cambi, già professore ordinario di Pedagogia generale all’Università di Firenze, con “Avventure, metamorfosi, umanizzazione. Tre pedagogie nelle Avventure di Pinocchio”.

Il racconto sarà poi attraversato da una prospettiva biblica e teologica grazie a Guido Benzi, professore della Facoltà di Teologia dell’UPS, con un intervento dedicato ai riferimenti biblico-teologici nel Pinocchio di Collodi, mentre Giuseppe Ruta, Direttore dell’Istituto di Catechetica dell’Università, approfondirà il tema “Pinocchio, una proiezione catechetica”.

Non poteva infine mancare il cinema, uno dei linguaggi che più hanno contribuito alla diffusione mondiale del personaggio. Renato Butera, professore di Storia del cinema all’UPS, ripercorrerà le trasformazioni cinematografiche del burattino nell’intervento “Un burattino di celluloide. Pinocchio al cinema, da Walt Disney a Guillermo del Toro”.

A condurre e concludere l’incontro sarà Roberto Alessandrini, professore di Antropologia culturale dell’Università Pontificia Salesiana. Il pomeriggio sarà inoltre accompagnato dalle letture di Carmen Barbieri.

Un classico che continua a parlare all’uomo

A duecento anni dalla nascita di Collodi, Pinocchio dimostra così di essere molto più di uno dei grandi protagonisti della letteratura per l’infanzia. La sua vicenda parla di libertà e responsabilità, errore e possibilità di ricominciare, educazione e relazione, perdita e redenzione. E la metamorfosi che conduce dal legno alla carne può ancora oggi diventare una potente immagine del difficile percorso attraverso il quale ciascuno costruisce la propria umanità.

È proprio questa ricchezza a rendere possibile l’incontro tra discipline apparentemente lontane – letteratura classica, pedagogia, storia del teatro, teologia, catechetica, antropologia e cinema – e a fare di Pinocchio un testo ancora sorprendentemente contemporaneo.

Un burattino nato nell’Ottocento, dunque, ma ancora capace di porre una domanda profondamente educativa: come si diventa davvero uomini?