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Comunicazione

L'Educazione: la rivoluzione possibile

Una lettura critica, socio-culturale di Roma e delle sue periferie
   8 giugno 2020

L’Educazione è sempre più al centro dell’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nostre società. E non solo quella dei giovani, ma quella permanente; non solo quella specialistica indirizzata alle professionalità, ma anche quella generale della persona e del cittadino; non solo quella istituzionale, gestita nei luoghi tradizionali di trasmissione del sapere, ma anche - in molti casi soprattutto - quella occasionale, di strada, di quartiere, gestita e promossa, con grande fatica anche da parrocchie, organizzazioni della società civile e del Terzo settore. 

Il libro L’Educazione, la rivoluzione possibile. Perché nessuno deve essere lasciato indietro, edito da due docenti  della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale, Fabio Pasqualetti e Vittorio Sammarco, è frutto di un’interessante lettura critica, socio-culturale di Roma, delle sue periferie, soprattutto delle condizioni di emarginazione sociale, e dell’impegno educativo - difficile - animato da una profonda tensione “riabilitativa” e passione pedagogica.

Dei progetti e delle risposte date con l’attività formativa nei quartieri romani di Torpignattara e Bastogi, ricchi di umanità e difficili ognuno a suo modo, preoccupati ma vitali, con le diverse caratteristiche che le ricercatrici hanno ben messo in evidenza nei saggi, si trova traccia convincente e impegnativa nelle pagine di questo volume, solo in parte relativo al convegno (con lo stesso titolo) svolto il 4 maggio 2019 nella Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale.

È in questo arduo terreno di confronto – irto di mille problemi è ostacoli - che si è dipanata la vicenda umana e ideale di Nessun Luogo è Lontano, associazione di promozione sociale, che, come scrive il presidente Fabrizio Molina nell’introduzione del libro "ha dedicato tutti i suoi vent’anni a cercare di capire quali fossero e come andassero sviluppate le relazioni tra gli strumenti educativi di cui l’educatore dispone e come essi servano ad aiutare i ragazzi a maturare e consolidare la qualità della loro vita adulta". Un impegno che va quotidianamente precisato e assestato, perché, come si è visto negli ultimi tremendi mesi di pandemia, le esigenze che nascono dai frequenti e a volte imprevisti cambiamenti, sono sempre di più e sempre più pesanti. E se “nessuno deve essere lasciato indietro” non deve essere solo uno slogan, ebbene, le sfide che si presentano non possono che essere accolte con la sguardo sinceramente autocritico, e con la consapevolezza di chi si rimette continuamente in discussione. Non per capriccio, ma per convinzione che lavorare innovandosi, sperimentando, e facendo sinergia (come, in piccolo l’associazione e la Fsc hanno fartto) sia una delle migliori risposte al problema alla cosiddetta povertà educativa.

"C’è una domanda in tutto questo che rappresenta per noi un assillo - insiste Molina - Educare alla libertà è bello, ma se le catene resistono e non si spezzano? Chi siamo noi per insegnare la rassegnazione? Per scegliere in luogo loro? Noi dobbiamo fare ciò che è giusto, questa è l’unica verità, poi la vita accade, l’approdo di ciascuno è irto e frastagliato, ma sempre molto meglio che vagare in mare aperto, senza rotta e senza speranza".

C’è, qui, un ulteriore salto, espresso dalle parole di Molina a conclusione dell’introduzione: "Speriamo che queste pagine possano convincere altri, al di là delle singole esperienze e testimonianze trasmesse, a cominciare con noi questo viaggio, nella convinzione che nulla è scontato e le risorse umane da impegnare, per un compito così grande, non sono mai sufficienti".